Parliamo e sentiamo spesso parlare di visione o vision

Ma cos’è davvero, la visione?

Ce la raffiguriamo mentalmente come un’idea esplosiva.

Un grande sogno o una prospettiva a lungo termine su cui investire ogni energia.

Una sorta di immaginazione e ispirazione del futuro sulla base delle nostre aspirazioni, dei nostri ideali, dei nostri desideri e delle nostre intuizioni.

Si usa discuterne molto nelle organizzazioni e negli ambiti aziendali ma vale anche per i singoli individui, in contesti tanto personali che professionali.

Visione è anche la dimensione nel quale il nostro sguardo può aggirarsi e indagare. Visione è dunque il panorama che inquadriamo e quello che riusciamo a rappresentarci in una proiezione temporale.

Realtà, stimolo o risorsa?

La visione è ognuna di queste cose. Proprio per questo dobbiamo darle la giusta lettura e il giusto rilievo.

Se è vero che è il motore, la motivazione all’azione, una specie di traguardo cui ambiamo o uno scenario nel quale ci immergiamo con entusiasmo, la visione è anche la nostra possibilità di conoscenza, di esplorazione, di opportunità, di controllo.

Quando abbiamo in testa un grande obiettivo, quando siamo animati da una serie di interessi, di ruoli, di progetti, di cose da fare, ecco che la visione è anche la nostra idea di insieme. Non ciò che ci distoglie dal bersaglio ma ciò che inquadra il bersaglio con tutto quello che c’è intorno.

In sostanza la visione è elemento motivante e fotografia complessiva.

L’idea di insieme ci impedisce di focalizzarci “troppo” su qualcosa.

Troppo significa talmente tanto da farci perdere di vista tutto quello che potrebbe essere più importante, ciò che potrebbe costituire un pericolo, ciò che potrebbe aiutarci proprio a raggiungere quello che vogliamo.

L’idea di insieme è anche quella che ci restituisce l’esatta misura delle cose. È un paio di occhiali che mette a fuoco la situazione in maniera nitida.

Una capacità e una risorsa. Preziosissima quando ci permette di sdrammatizzare quello che ci sembra un ostacolo enorme, di mettere in relazione molti più punti di quelli che intercettiamo se indossiamo il para-occhi, di cogliere occasioni al di là del nostro naso.

Avete sentito parlare di Overview Effect?

È l’effetto della veduta d’insieme provato da astronauti e cosmonauti durante un volo spaziale.

Si riferisce alla loro straordinaria esperienza di osservatori della Terra a distanza.

La Terra per loro non è più un territorio gigantesco con mille e mille divisioni, è una piccola sfera sospesa nel vuoto. Una percezione di enorme impatto che sicuramente lascia loro una nuova forma mentis no?

Quante volte del resto nelle nostre esistenze più comuni e assai meno avventurose ci siamo allontanati da una scena, da un gruppo, da un monumento per immortalarli meglio con un click?

Così sarà capitato a tutti di ammirare un paesaggio da un’altezza che lo sovrasta: l’altezza e la distanza ci hanno regalato una visione d’insieme.

Un approccio allargato, più completo.

Che magari rende minuscoli alcuni dettagli ma ci consente di scorgerne altri, di notare incontri di paesi o di fiumi o di strade, di scoprire morfologie che da vicino sfuggono.

La visione d’insieme è apertura.

Invece di restare chini nel nostro orticello la visione di insieme ci tiene nel mondo.

Ci offre spesso un risultato diverso, alternativo. Pensate al design, al momento in cui arrediamo una casa, a quando osserviamo un’opera d’arte.

Talvolta il particolare acquista il suo valore, la sua bellezza, la sua funzionalità, quando lo vediamo “collocato” ovvero quando è calato nell’insieme.

Peraltro la visione d’insieme è anche quell’appiglio eccezionale che ci fa imboccare le strategie giuste.

Pur con l’attenzione rivolta a ciò che miriamo, se guardiamo l’intero panorama captiamo una serie di opportunità, acquisiamo informazioni, valutiamo meglio se stiamo procedendo bene.

Una vite apparentemente insignificante come un piccolissimo ingranaggio possono fare la differenza.

Una differenza che notiamo se non fissiamo il pezzo ma l’insieme, nel suo funzionamento, nella sua efficacia, nella sua destinazione.

Possiamo fare lo stesso ragionamento con una cravatta, una spilla, un paio di scarpe. Forse in sé non sono uno splendore ma nella visione d’insieme del nostro outfit sono la ciliegina sulla torta.

A questo punto se torniamo indietro e prendiamo la vision di un leader, ad esempio, capiamo che sebbene al principio appaia come un vagheggiamento illuminato o ambizioso, è un’occhiata lunga che non trascura mai l’insieme.

Anzi, proprio da questo è stimolata e orientata.

Qual è la relazione tra visione d’insieme e ogni singolo particolare?

Un equilibrismo consapevole. Sì, siamo chiamati a muoverci tra visione d’insieme e dettaglio. L’una non esclude l’altro. Dobbiamo imparare a usare la prima come una lampada, a non perdere d’occhio il particolare ma a non considerarlo avulso da tutto, estraneo a ogni dinamica.

 

Stefano Pigolotti

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